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24/08/2007 io sono architetto.durante gli anni di università, ho capito che per arrivare ad un progetto definitivo bisogna passare per tante e varie strade, e spesso si ritorna sui propri passi.
'forse è meglio la parete qui', 'potrebbe andare questa forma', 'l'altezza non può essere quella inizialmente prevista', ecc ecc.
fare l'architetto significa trovare una giusta soluzione nel progettare parte della città, edificio o panchina, quartiere o giardino, fare l'architetto significa trovare la giusta armonia con tutto quello che accoglierà il progetto che si deve creare.
nel mondo d'oggi molti architetti si limitano a progettare case, casette e simili.
arriva il committente che gli chiede: 'io voglio due bagni', 'io voglio la cucina con l'isola', 'io voglio le scale a chiocciola', e così via.
ma il committente non è un architetto, sa quel che vuole, ma non sa quel che potrebbe avere.
ma il committente ha fretta, e di conseguenza anche gli architetti.
e così alcuni architetti, abbassano la testa, decidono di dimenticarsi di essere tali, e in tutta fretta fanno un progetto.
non il progetto migliore, ma quello che soddisfa il cliente.
io sono un architetto, ma non sono uno di quelli che si mette a fare ciò che il cliente gli chiede di fare.
perchè io non ho fretta.
nella società di oggi la cosa fondamentale è concludere, se non concludi nessuno ti paga, e così non arrivi a fine mese.
in natura però concludere è morire, e una volta concluso, tutto non ha più senso per chi è morto.
nella società di oggi se non concludi sei un perdente, sei uno che sarà triste.
in natura tutto quello che non è concluso è vita, e la vita non può essere tristezza.
io sono un architetto, durante gli anni di università ho capito che per arrivare ad una conclusione, bisogna passare da tante strade, e spesso nemmeno si arriva ad una conclusione, spesso il progetto viene abbandonato, rimangono solamente alcuni schizzi di bozze.
questo succede solo a chi non ha fretta però, chi ha necessità di finire un progetto entro un tempo preciso, solo perchè il committente glielo ha chiesto, sarà capace di costruire sugli schizzi che io invece avrei lasciato tali.
lui farà soldi, io no.
io sono un architetto, e questo essere architetto me lo porto dentro anche nelle ore serali, la domenica e i festivi, me lo porto dentro anche quando dormo e quando mangio.
essere architetti significa saper trovare la giusta armonia tra il progetto e ciò che ci sta intorno.
io sono architetto, e io ho un committente particolare.
ho la fortuna che questo committente non mi mette nessuna fretta, questo committente non mi pagherà con soldi, e quindi posso prendermi tutto il tempo che voglio per studiarmi questo progetto.
prenderò alcune strade, poi mi accorgerò che saranno sbagliate e quindi le cambierò. magari tornerò sui miei passi, ma questo lo saprò solo proseguendo col mio progetto.
io sono un architetto, e il mio committente non mi mette fretta, quindi ho la possibilità di non dover concludere per forza subito, ho la possibilità di non morire presto, ma anzi, ho la possibilità di vivere, ho la possibilità di non concludere, proprio come in natura.
il mio committente non mi mette fretta, e lo conoscete tutti chi è.
ho deciso di non concludere qui il mio progetto.
il mio progetto lo proseguirò altrove.
ragazzi, me ne vado.
il mio progetto vedrà le latitudini nordiche, copenhagen e la danimarca tutta mi aspettano.
non ho la necessità di concludere alcun progetto qui, perchè il mio committente non mi mette fretta.
come tutti i progetti, andranno avanti giorno dopo giorno, chissà dove si arriverà, magari un giorno tornerò indietro, e chi lo sa?
parto per non sapere se e quando tornerò, ma questo non mi spaventa, di questo non mi preoccupo.
ho ben in mente la sagrada familia, quella di gaudì.
ma si, la conoscete tutti quanti, sarete stati tutti a barcellona, e chi non lo è stato, saprà comunque di questo simbolo catalano.
la sua storia è semplice, è ancora in costruzione, il progettista (gaudì appunto) non ebbe la fortuna di vederla compiuta.
e già, è incompiuta, è ancora work in progress.
negli anni ci sono stati crolli, incendi, alcuni fogli di gaudì andarono perduti.
guglie e pareti aspettano ancora di essere erette, chissà quando saranno finite, e chissà chi li finirà.
ma non credo sia questo l'importante, anzi, la cosa importante è che il progetto vada avanti, senza fretta, altrimenti si conclude e muore.
pensateci bene, tutte le cose che vengono 'finite', prima o poi muoiono.
in natura l'albero mette le foglie e poi le perde. ma dopo qualche mese le rimette e le riperde. e così via.
l'albero non muore, è parte integrante di un progetto ben più grande di lui.
così come la sagrada familia.
così come il mio progetto. 10/08/2007 back from toscana ..ora un'altra meta mi aspetta.
ben più difficile da scegliere,
ben più bella da affrontare,
ben più importante di quella appena lasciata.
se prima avevo ricevuto uno schiaffo che mi aveva fatto male,
ora ne ho ricevuto un altro ben più forte.
ora so con sicurezza qual'è la mia strada.
ps: le foto e (forse) una clip della mia minivacanza, le metterò a breve nello space. |
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